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  "fields": [{"id":"_id","type":"int"},{"id":"NOME","type":"text"},{"id":"INDIRIZZO","type":"text"},{"id":"DESCRIZIONE","type":"text"},{"id":"LAT","type":"text"},{"id":"LON","type":"text"},{"id":"FOTO","type":"text"},{"id":"name","type":"text"}],
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    [1,"Palazzo Personé","Via Umberto I n. 7","Il palazzo trae il nome dal musicista e poeta Diego Personé che lo abitò nel XVII sec. e nel dialetto leccese è detto \"li ddoi purtuni\" poichè l'atrio ed il cortile consentono l'attraversamento pedonale grazie alla presenza di due portoni su lati opposti. Nel tempo è appartenuto ai Trono, ai Lubelli, ai Cerasini (il cui stemma campeggia sulla colonna angolare) e alla Compagnia di Gesù (a cui fa riferimento l'auroola raggiata posta sulla stessa colonna angolare). Nel prospetto su via Umberto I sono notevoli l'elaborato portale con bugne a raggiere ed il balcone sostenuto da sei mensole figurate a protomi umane, di cui una curiosamente dotata di occhiali.   ","40.3544098437951","18.17275464534750","https://drive.google.com/uc?export=download&id=1ijPi9KyMa7z_UCsTJ99op90aMjtb29n-","Palazzo Personé"],
    [2,"Palazzo Adorno","Via Umberto I n. 32","Rappresenta uno degli esemplari di maggior pregio dell’architettura cinquecentesca a Lecce. Fu realizzato nel 1568 su progetto dell’arch. Gabriele Riccardi e commissionato da Gabriele Adorno, Generale della Marina Imperiale di Carlo V. L’edificio si caratterizza per il prospetto a bugnato liscio e per il bugnato con lavorazione a punta di diamante nell'atrio interno.  Sulla facciata compare lo stemma della famiglia Personé. Oggi è sede dell'Amminsitrazione Provinciale di Lecce.","40.3554236539754","18.17259639501570","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSQncya2lsZ0phRTA ","Palazzo Adorno"],
    [3,"Palazzo Maremonte","Via Principi di Savoia n. 67","Il palazzo originariamente apparteneva alla famiglia dei Maremonte, una delle più antiche nobili derlla città. Nel 1640 il palazzo fu teatro di un delitto: Francesco Maremonte uccise l’amante della moglie sorpreso in flargrante adulterio. l'omicida dopo una breve detenzione nelle carceri del Castello Carlo V fu rimesso in libertà e si riappacificò con la moglie. Nel 1854 con l'estinsione dei Maremonti il palazzo  passò alla famiglia Chillino, facoltosi banchieri e imprenditori, e agli eredi di questa. Il palazzo è stato completamente ristrutturato nella metà del XIX sec. nel prosetto e nel cortile secondo i dettami architettonici del tempo.  ","40.3562902860774","18.17209482192990","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSTHNzQlB1OUxJZ0E","Palazzo Maremonte"],
    [4,"Casa a corte","Via Vittorio de Prioli n. 48","La facciata è caratterizzata da due mignani. Attraverso l’ingresso ad arco ribassato si entra nei raccolti cortiletti cinquecenteschi dove delicate decorazioni scultoree inquadrano porte e finestre. Degno di nota un bel pozzo incassato nel muro. Girato l’angolo, in via Scipione de Summa sul comignolo di una delle case a corte, sono presenti simboli legati alla massoneria. ","40.3583873261608","18.17064642906180","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSWkhidGhONGRXbVk","Casa a corte"],
    [5,"Casa a corte Protonobilissimo (oggi Bortone)","Vico dei Protonobilissimi n. 8","L’edificio, definibile casa a corte, fu costruito nella prima metà dell’ottocento in sopraelevazione delle vecchie costruzioni del piano terra di epoca seicentesca. Il complesso, dalla denominazione toponomastica del vicolo rimanda alla presenza di proprietà dell'antica famiglia dei Protonobilissimi. Si pensa che la parte inferiore del complesso fosse destinata a botteghe, stalle ed alloggi dei contadini, addetti alla coltivazione degli orti dell'ex Monastero delle Alcantarine demolito nel 1835.","40.3566091384818","18.16983103752130","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSdzZMWnRVOFJ4V1E","Casa a corte Protonobilissimo (oggi Bortone)"],
    [6,"Palazzo Chillino","Via Principi di Savoia n. 4","Palazzo Chillino è il frutto di uno dei rari sventramenti ottocenteschi verificatisi a Lecce. Nel 1947, infatti, fu progettata la strada che avrebbe collegato Porta Napoli con il Palazzo dell'Intendenza di Finanza passando attraverso l'antico quartiere de \"la Nova\". La facciata del palazzo è stata concepita come riuso e ristrutturazione del tessuto murario già esistente; il suo assetto neoclassico ben si addice alla fuga prospettica data dal taglio della strada e dalla lunghezza della facciaata stessa. All'interno, dopo un corto androne, si apre un elegante e sobrio atrio scoperto dalla forma ad emiciclo.     ","40.3563638675353","18.16896736621850","https://drive.google.com/uc?export=download&id=1zxfH3-l8fGB-1irbe-LU0OwNa3SbKcc7","Palazzo Chillino"],
    [7,"Dimora Muratore (denominata 'Villa Rosaria')","Via Luigi Scarambone n. 36","Costruita alla fine dell’800 per volere di Rocco Chillino al suo interno mostra parti delle mura cittadine sia di epoca messapica che romana. Il ricco giardino pensile risulta costituito da due rampe eleganti di scale, mentre gli interni presentano ricchi mosaici e affreschi dell'artista Abbracciavento del salotto blu. Degno di nota un camino in forma di palco con sipario.","40.3548472557021","18.16752433776850","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSTDdBLWVDOE5sbWM","Dimora Muratore (denominata 'Villa Rosaria')"],
    [8,"Palazzo Tinelli","Via Leonardo Prato n. 32","Il palazzo proprietà dal XIX sec dei Tinelli è dotato di una facciata austera ingentilita da due portali sormontati dallo stemma della famiglia Candido. All’interno un androne con luce alla scala preceduta da un elegante e semplice portale. Un agrumeto completa la struttura secondo la tipologia dei palazzi leccesi. ","40.3546735176675","18.17009657621380","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSTzhQUU5wZHhveEU","Palazzo Tinelli"],
    [9,"Chiesa di San Leucio","Via Francesco Antonio D'Amelio n. 5","Situata al centro di quella che un tempo era “l’isola di San Leucio” è una delle più antiche cappelle gentilizie della città. Eretta dall’abate Bartolomeo Cafaro probabilmente tra l’XI sec e il XII sec. Nel tempo ha subito numerosi restauri. Nel corso dell’ultimo restauro voluto dagli attuali proprietari Seracca Guerrieri è venuto alla luce un pregevole affresco del XV sec raffigurante il santo benedicente.","40.3548799592821","18.17116141319270","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQST0w3UmxDZE9NbXM","Chiesa di San Leucio"],
    [10,"Palazzo Gorgoni (oggi Marati)","Via Idomeneo n. 36","La facciata presumibilmente opera di Emanuele Manieri è compresa fra il balcone a petto d’oca e la scala balaustrata. E’ un esempio insolito di antico mignano reso arioso da tre arcate prospicenti secondo una dimensione scenografica e borrominiana in un felice rapporto di spazi concavi e convessi che offrono al viandante un riparo dalla piogga in inverno e una pausa dal sole in estate.","40.3555115440593","18.17071884870520","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSbTBoZE5OMkx0VXc","Palazzo Gorgoni (oggi Marati)"],
    [11,"Palazzo Guido ","Via Conte Gaufrido n. 3","Il Palazzo fu edificato nel XVI sec e ristrutturano nel XVIII sec su entrambi i prospetti ad opera di Emanuele Manieri. I capricciosi balconi si dispongono ad angolo tra via Conte Gaufrido e via Principi di Savoia. Ai piani superiori del palazzo si accede da un raffinato e artistico ingresso che, ad onta di un raccolto spazio, non rinuncia ad organizzare un androne e cortile su cui si apre un elegante loggia secondo tradizione.","40.3560225306501","18.17011535167690","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSOHFOZWNhcV80cE0","Palazzo Guido "],
    [12,"Chiesa Santa Maria della Nova","Via Idomeneo, 6","La chiesa e l’annesso monastero delle domenicane furono eretti attorno al 1470. L’edificio attuale è tuttavia opera della riedificazione avvenuta su progetto del napoletano Carlo Salerni tra il 1779 e il 1782. Dopo una serie di restauri della metà del secolo. Perla dell'architettura rococò, secondo la tradizione leccese, sorgerebbe sulla mitica residenza di Idomeneo, il Re che fondò la città.","40.3558201804232","18.16889226436610","https://drive.google.com/uc?export=download&id=1E5jXRKBwpc7iAGI5BB4MK0jWeIkF2TgD","Chiesa Santa Maria della Nova"],
    [13,"Palazzo Palmieri ","Via Giuseppe Palmieri n. 42","La severa linea sulla facciata di via Palmieri fa da controcanto alla facciata barocca sulla Piazzetta Falconieri. Entrando dall’imponente portale durazzesco-catalano si accede nell’androne che porta nel cortile dove è possibile vedere subito le finestre a pera e sulla destra l’accesso ad una scenografica scala settecentesca. Gli archetti pensili tardo cinquecenteschi riportano alle origini del palazzo.","40.3538538769022","18.16853821277610","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSLTdjbGlLalQzTlU","Palazzo Palmieri "],
    [14,"Palazzo Ferrante Gravili","Via Giuseppe Libertini n. 54","Il palazzo che risale presumibilmente al XV sec. presenta un piccolo androne a volte ribassate  da cui si arriva al pozzo di luce sotto il quale si trova un antico frantoio ipogeo. Di interesse storico troviamo una lastra con inciso lo stemma “del Balzo Orsini d’Enghien Brienne” utilizzato come parapetto di un pozzo al cui fondo scorre il fiume Idume. ","40.3519794988581","18.16749215126030","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSbmg0X1NZMDh0ZlE","Palazzo Ferrante Gravili"],
    [15,"Palazzo del Seminario","Piazza Duomo","All’interno del Palazzo del Seminario si apre un ampio chiostro quadrangolare che tra le sue linee severe accoglie al centro un bellissimo pozzo di epoca barocca realizzato da Giuseppe Cino. Il pozzo poggia su quattro gradini concentrici ed è rivestito da un ornato esuberante costituito da motivi floreali, volute, grappoli e ghirlande di frutta. ","40.3518752516578","18.16863477230070","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSSWpRd0lDckxCVWs","Palazzo del Seminario"],
    [16,"Palazzo Spada","Via Giuseppe Palmieri, 4","Palazzo Spada prende il nome dalla famiglia proprietaria dalla fine del XIX secolo come da stemma posto sul portone d’ingresso del palazzo. Il portale e l’atrio sono datati tra la fine del XVI secolo e i primi del XVII secolo. Il portale è caratterizzato da due semicolonne squamate terminanti con una mensola anch’essa squamata, che incorniciano l’arco di accesso al palazzo. Il balcone sovrastante è un’aggiunta della fine del XIX secolo, contemporaneo dello stemma. Da notare la facciata cinquecentesca su via Palmieri e la facciata settecentesca su via Libertini arricchita da un lungo balcone mensolato e dai grandi riquadri in stucco.","40.3524618955691","18.16872864961620","https://drive.google.com/uc?export=download&id=14XOxFRhEln_N2A9AspsH0qJwX-EQDfYZ","Palazzo Spada"],
    [17,"Palazzo Palombi ","Via Vittorio Emanuele II n. 29","Edificato su una precedente struttura del XVI sec., di cui si riconoscono alcune tracce, il palazzo tardoseicentesco venne ultimato nel XVIII sec e da allora appartiene alla famiglia Palombi, illustre casata di giureconulti proveniente dalla Basilicata. La facciata risale al ‘700 su probabile progetto di Emanuele Manieri. Oltrepassato l’androne si accede al vasto vano della scala incassata da eleganti alte monofore a sesto acuto. Nel cortile corre una lunga balconata sorretta da mensole seicentesche riccamente ornate che fanno da guida all’ameno giardino.","40.3525457014255","18.16980957984920","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSQUl3TzMxc2hRSVE","Palazzo Palombi "],
    [18,"Palazzo Andretta ","Via Arcivescovo Petronelli n. 18","Il palazzo alla fine del XVII sec. apparteneva al Vescovo Domenico Antonio Bernardini (1645 -1723). Da questi passò al nipote omonimo il quale lo ampliò e ammodernò rifacendo le facciate, gli interni, lo scalone principale e l'atrio di ingresso. Con la sua morte nel 1759 i lavori furono proseguiti per pochi anni dalla moglie Saveria Bozzi Corso ma mai portati a termine. Passato nel 1836 ai Mascoli e poi nel 1892 ad Angelo Andretta, il figlio di questi, Valerio, \"completò\" in stile il progetto Bernardini con la sopraelevazione del secondo piano e con la costruzione del corpo di fabbrica che fa da fondale all'atrio al posto del giardino. ","40.3519243091840","18.16963523626320","https://drive.google.com/uc?export=download&id=1ZCjVxJ_sFdNxqi2T4QZ0BvUw97uq334t","Palazzo Andretta "],
    [19,"Palazzo Brunetti ","Via Guglielmo Paladini n. 14","L’edificio tardo rinascimentale presenta un grande androne centrale da cui si accede alla scala principale che conduce ai piani superiori e ad un altro appartamento dalla volta a botte lunettata. In fondo all’androne è posto il giardino rialzato. Nel ‘700 la facciata del palazzo era percorsa da quattro balconcini.","40.3510780618571","18.16963523626320","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSY1pDTFZGQ1hVc2M","Palazzo Brunetti "],
    [20,"Palazzo Bernardini","Via Marco Basseo n. 25","L’edificio della seconda metà dell’800 è il risultato delle radicali trasformazioni di tre abitazioni preesistenti di origine e impianto rinascimentali. Da un classico androne ad arco ribassato si accede ad un atrio scoperto armonioso nella sua semplice linearità. ","40.3508920495476","18.16824048757550","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSbTFyd1NTQjNHRVk","Palazzo Bernardini"],
    [21,"Convitto Palmieri","Piazzetta Carducci","Nato come convento francescano legato al passaggio del Santo di Assisi, agli inizi dell’Ottocento, fu manifattura tabacchi, ospedale militare e scuola con i gesuiti. Si aggiunsero il complesso denominato “Luigi Scarambone”, pensato come facoltà di medicina e poi destinato alle scuole tecniche e sede del liceo-convitto “Palmieri”, in un tentativo originale di unire in un unico polo, la cultura umanistica con quella tecnico-scientifico.","40.3495429339264","18.16902101039880","https://drive.google.com/uc?export=download&id=1qAJiVG2CG7o7J5B4jtLqsa2KvrgPAvh_","Convitto Palmieri"],
    [22,"Palazzo Tamborino ","Via Guglielmo Paladini n. 50","La severa struttura neoclassica del palazzo si apre su un primo androne con volta a botte lunettata che immette nel cortile caratterizzato da archi serliani con colonne ioniche al piano terra e corinzie al piano superiore. Esprime, alla fine dell'ottocento, il momento neomanierista del Morrone, tra i più attivi architetti dell'ecclettismo. Il cortile prolunga in un secondo androne a sesto ribassato che anticipa l’ingresso al giardino del 1883. Al primo piano è presente un'elegante loggia con tempere pompeiane. ","40.3499170095982","18.16983640193930","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSdUhmczBka3lZc3M","Palazzo Tamborino "],
    [23,"Palazzo Morisco d'Arpe","Via Palazzo dei Conti di Lecce n. 4","Il palazzo fu ripristinato alla fine del XIV sec. da Maria d’Enghien contessa di Lecce sulle rovine dell’antico Palatium romano n, nel corso dei secoli ha subito numerosi rifacimenti. Sulla facciata interna le finestre a pera e le conchiglie sono gli eleganti e raffinati segni lapidei  dell'ultimo intervento ad opera di Emanuele Manieri. Residenza di alcune delle più importanti famiglie leccesi, a metà dell’800 fu abitata dal notabile Raffaele d’Arpe, Sindaco della città e medico illustre come ricordato dalla lapide posta sulla facciata.","40.3508838731706","18.17006975412360","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSNFJNMU92cDlhUmc","Palazzo Morisco d'Arpe"],
    [24,"Palazzo Lecciso","Via Palazzo dei Conti di Lecce n. 6","Edificato a metà del XVI sec., con i contigui Palazzi Penzini e Morisco occupa il sito nel quale sorgeva nei secoli XIV e XV il Palazzo dei Conti di Lecce. Fulcro di tutto l'impianto è l'atrio interno che collega il portale  caratterizzato da colonne fasciate da passanti sormontate da capitelli, di derivazione serliana, alla ben proporzionata scala che conduce al piano nobile, con balaustra con colonne tornite alternate a colonne prismatiche, arricchitta in epoca successiva dagli archi polilobati con elemento decorato in chiave. ","40.3508695645084","18.17013144493100","https://drive.google.com/uc?export=download&id=1WkpiDdVsLzgT016tgzL1CC3vVhvhNUDy","Palazzo Lecciso"],
    [25,"Palazzo Carrozzini","Via Giambattista del Tufo n. 20","L'edificio dall'impianto settecentesco, non conserva alcun documento relativo all'anno di realizzazione. Per la solenne eleganza dell’impianto prospettico movimentato dalle decorazioni delle finestre del piano superiore e del portale d’ingresso gli storici attribuiscono ad Emanuele Manieri la paternità della fabbrica. Le finestre sono incorniciate lateralmente da volute a spirale e sormontate da timpani curvi che ci riportano a palazzo Lopez Y Royo Personé. I balconi non molto aggettati sono caratterizzati da una ringhiera bombata arricchita da decori a foglia. ","40.3515829498251","18.17153424024580","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQScE9DZkhDZ0FCNVk","Palazzo Carrozzini"],
    [26,"Palazzo Grassi","Via dei Perroni n. 12","Il palazzo risale alla seconda metà del ‘600 ed è attribuito all’arch. Giuseppe Cino. Attraverso il portale sostenuto da capitelli corinzi e da busti di cariatidi si accede all’androne coperto con volta a stella che sfocia nell’atrio scoperto dove trova posto un portale cinquecentesco oltre a una loggia ed un balcone mensolato che ne completano l'impianto architettonico.    ","40.3500846275321","18.17192316055290","https://drive.google.com/uc?export=download&id=0BwyBpMVj1fQSeWwzX1pIRzRVTWM","Palazzo Grassi"],
    [27,"Istituto di Cultura e Lingue Marcelline","Viale Otranto, 67","L’edificio fu progettato da Filippo Bacile di Castiglione. L’austera facciata d’impianto neoclassico è valorizzata dal lungo viale, che accompagna il visitatore fin all’ingresso. All’interno, a rendere ancora più scenografico lo scalone, è la monumentale statua in cartapesta dell’Angelo Custode, risalente al 1895, eseguita dal noto artista Achille De Lucrezi. A pianoterra sono collocati il salone di rappresentanza in cui sono presenti mobili antichi e manufatti pregevoli e un’ampia biblioteca contente un Fondo Antico. Intorno ad un giardino centrale si sviluppano i quattro cortili simmetrici.","40.3488581452171","18.17395627498620","https://drive.google.com/uc?export=download&id=1xHAXYLGCI-mgF-CeSUrH-b86nRQTHRT1","Istituto di Cultura e Lingue Marcelline"]
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